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LA STORIA DEL VETRO E LA VALDELSA

Alcuni tipi di vetro esistono in natura: si originano dalla lava dei vulcani, dall’impatto dei fulmini o dalla caduta dei meteoriti. L’uomo, che già ne apprezzava le qualità, riuscì però a produrlo solo molto tempo dopo aver imparato a fondere i metalli, perché la lavorazione del vetro era più complessa.

D’altra parte, nulla come il vetro riusciva a scalfire ogni materiale ed a mantenere inalterati i cibi e le bevande, mentre le sue qualità estetiche erano tali da farlo considerare per lungo tempo un materiale prezioso, come accadeva tre o quattromila anni fa in Mesopotamia.

Il vetro era considerato prezioso anche per le difficoltà della produzione, che faceva ricorso a tecniche metallurgiche modificate. Le cose cambiarono radicalmente nel I secolo A.C. quando, probabilmente in Siria, fu scoperta la tecnica produttiva del vetro soffiato: questa rivoluzione, paragonabile alla scoperta della plastica, rese il vetro economicamente accessibile ad una vasta fascia di popolazione, grazie alla possibilità di realizzare rapide produzioni in serie di articoli uguali, spingendo le maggiori botteghe artigiane ad organizzarsi in maniera molto moderna.

In Toscana, gli Etruschi, grandi maestri nella lavorazione del ferro, già nel VII secolo A.C. producevano complessi recipienti in vetro, ovviamente colandoli come si faceva con i metalli. Occorre notare che i vetri antichi oggi non sono facili da ritrovare, quanto lo sono per esempio gli oggetti in pietra o in terracotta, non solo perché erano relativamente costosi, ma anche perché i primi vetrai si resero subito conto che fondere vetro rotto, o rottame, era molto più facile che ottenere nuovo vetro fondendo la sabbia insieme alle altre materie prime, e per questo motivo erano disposti a pagare per ritirare gli oggetti rotti.

Questa proprietà differenzia profondamente il vetro dai metalli, e ne permette una facile e completa riciclabilità all’infinito. Si può quindi dire che le campane per la raccolta del vetro non sono un’invenzione di oggi, anzi i nostri avi erano probabilmente più bravi di noi a riciclare. La tecnica del vetro soffiato si diffuse in tutto l’Impero Romano, anche se in Medio Oriente si celavano alcuni segreti, che solo secoli dopo arrivarono in Occidente passando dai porti più importanti come Venezia, Genova o Pisa, e soprattutto in seguito alle Crociate. Ma prima che ciò accadesse, dalle zone del Nord Europa risparmiate dalle invasioni barbariche le antiche tecniche vetrarie, tramandate dagli ordini monastici, si diffusero di nuovo in Europa e si mescolarono con la nuova ondata di conoscenze in arrivo dall’Oriente: siamo in pieno Medio Evo, e molti centri di produzione vetraria sorgono, non a caso, sulle principali vie di comunicazione tra il sud ed il nord del continente.

La Valdelsa, attraversata dalla Francigena, sette-otto secoli fa pullulava di vetrerie artigianali, grazie all’abbondanza di acqua, energia (legna!) e sabbia che, ieri come oggi, risultano indispensabili per la produzione del vetro. Da allora, in Valdelsa, la produzione del vetro non è mai cessata: a partire dai capolavori, come la vetrata di Duccio (il cui restauro anni fa è stato proprio sponsorizzato da RCR) per finire agli oggetti quotidiani esportati anche molto lontano, come il bicchiere gambassino ed il fiasco, il vetro divenne subito un prodotto tipico, legato indissolubilmente alle produzioni di eccellenza del territorio, nel campo agroalimentare e successivamente anche scientifico e farmaceutico.

Nel XIX secolo i nostri artigiani iniziano a produrre oggetti in cristallo al piombo, materiale di alta qualità brevettato dagli inglesi tre secoli prima, ma in precedenza descritto già da un fiorentino, l’abate Neri, in quello che è considerato il primo manuale moderno di tecnica vetraria, “Dell’Arte Vetraria”, stampato in tutta Europa.

Oggi la tradizione di qualità del vetro toscano per la tavola è testimoniata da diverse realtà, la principale delle quali è senz’altro RCR, capace con il Luxion di proporre la prima vera alternativa al classico cristallo al piombo.

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